In un anno come quello appena trascorso, in cui credo siano saltati i piani un po’ a tutti, una delle poche gioie è stata la mia mini vacanza in Trentino-Alto Adige. Negli ultimi anni ho rivalutato molto la montagna in estate, in quanto appassionata di trekking e scarpinate varie. Ero stata in Trentino a dicembre dell’anno prima, in occasione del mio annuale giro nei mercatini di Natale. Il paesaggio è bello, sia in inverno coperto di neve, sia in estate, quando i prati sono di quel verde acceso che verrebbe di buttarsi e rotolare fino a valle. Sono partita con un’amica in macchina, avevamo prenotato in un carinissimo hotel a Monguelfo, il Christof Hotel. Era proprio l’ideale per 4 giorni di relax, ha delle stanze molto belle, la spa e un buonissimo ristorante.

Un angolo di paradiso proprio. Appena arrivate ci siamo sistemate, cambiate e siamo partite per una bella camminata verso il lago di Braies. La bellezza della montagna è proprio l’aria fresca, avevamo lasciato il caldo umido della Toscana e abbiamo trovato un arietta proprio rigenerante. Ovviamente quando si va e si ha intenzione di camminare molto, è bene pensare ad un abbigliamento comodo, a cipolla, scarpe adatte al trekking e soprattutto al nostro piede, per evitare dolori e vesciche. Infine, consiglio personale, portate sempre uno zainetto. Camminare con una borsa oltre che far venire il mal di schiena, è veramente tanto scomodo. Io avevo portato il mio fedele zainetto, adatto ad ogni situazione, firmato Chiarugi Firenze (più sotto potete vedere le foto). Si tratta di un’azienda locale che produce accessori in pelle veramente curati e belli. Adoro il mio zainetto sia per queste occasioni (e, anche se potrebbe non sembrare, è molto capiente, io avevo felpa, borraccia, pranzo, caricabatterie portatile, guida turistica, portafoglio), sia per tutti i giorni. Ovviamente se si intende fare percorsi ferrati, non serve dire, che serve uno zainetto più adatto, che rimanga ben fermo al corpo. ma non è questo il mio caso, di ferrate non ne abbiamo fatte, poiché sprovviste di attrezzatura. Per arrivare al lago con la macchina, se vai verso l’ora di pranzo, potrebbe essere un problema. Infatti l’accesso, in estate, è consentito con la macchina la mattina prima delle 10:00 e il pomeriggio dopo le 15:00. Essendo arrivate verso le 11:30, abbiamo deciso di lasciare la macchina giù, nei pochi posti disponibili e prendere l’autobus. Purtroppo l’autobus passa ogni ora e noi non avevamo voglia di aspettare quindi ci siamo avviate a piedi… non è proprio vicino, ci saranno una decina di kilometri, ovviamente in salita. A più di metà strada ci siamo fermate per il pranzo, avremmo mangiato di tutto, abbiamo trovato un posticino carino e ci siamo gustate un bel piattino.

Dopo pranzo e dopo un’altra oretta di scarpinata in salita finalmente siamo arrivati al Lago. Il Lago è sempre una meraviglia, d’inverno tutto ghiacciato e ricoperto di neve, d’estate con quel colore verde acqua meraviglioso. Attorno al Lago c’è un percorso facile per tutti, anche per i bambini, di circa 3km e mezzo che parte proprio dall’Hotel del Lago di Braies.

In estate il Lago di Braies è preso d’assalto ma il percorso è lungo e ci si gode lo stesso. Per la prima giornata ci siamo limitate, anche perchè dopo le 6 ore di viaggio in macchina e la scarpinata per arrivare al Lago a piedi, eravamo stanchissime. Per fortuna durante la discesa abbiamo trovato due signori, marito e moglie che avevano iniziato la salita con noi a piedi per poi arrendersi e andare a prendere la macchina. Gentilissimi ci hanno offerto un passaggio fino alla nostra macchina, a Villabassa, piccolo paesino molto carino.

Siamo tornate esauste in albergo e ci siamo godute un po’ di spa, una bella nuotata in piscina, un po’ di sauna e bagno turco e una bella tisana rilassante. La cena era alle 19:00, un po’ presto rispetto a quanto siamo abituate ma per il ritmo della montagna va più che bene. La cena, tutte le sere, è stata un chicchino. Un ambiente davvero speciale in cui ti senti coccolata. Alle 21 eravamo già collassate sul letto, stanchissime dalla giornata.

Il giorno dopo sveglia presto (anche perchè siamo andate a dormire alle 22:00), un’ottima colazione, degna di un hotel fantastico come quello in cui eravamo e ci siamo avviate con la macchina verso il Rifugio Auronzo, da cui sarebbe partita la nostra escursione (circa 4 ore se fatta senza soste) alle Tre Cime di Lavaredo. Ci si può fermare anche prima ma la strada così diventa davvero lunga. Per arrivare la Rifugio la strada è a pedaggio (circa 30 euro) ed è parecchio ripida, soprattutto per tutte le volte che ti devi fermare in coda. La ripartenza era accompagnata sempre da qualche sgommata. Dettagli a parte, parcheggiare lì è davvero molto comodo. Ci troviamo dietro alle Tre Cime, che ancora nascondono la sua bellezza, viste da dietro infatti non sembrano neanche loro. Appena preso il sentiero di inizia a godere della bellezza dell’aria pura, del silenzio e dei paesaggi mozzafiato.

Il percorso è adatto a tutti, ci sono vari sentieri, alcuni più faticosi, altri meno. Noi improvvisavamo, ci piaceva anche metterci un po’ alla prova. Dopo un po’ che si cammina si incontra il Rifugio Lavaredo, dopo si può fare una prima tappa per rifocillarsi. Noi abbiamo trovato una giornata soleggiata, a momenti faceva molto caldo, a momenti si moriva di freddo. Era tutto un “aspetta bevo”, “aspetta metto la felpa”, “aspetta levo la felpa”. Dopo una salitona, scelta da noi perchè c’era anche un sentiero molto più semplice, si arriva a Forcella Lavaredo, da dove si inizia a intravedere la meraviglia. Ci fermiamo a scattare 1…mmm 1000 foto! È impossibile non farlo!

Mentre ammiravo questa meraviglia mi giro e alle mie spalle vedo che ci sarebbe un punto molto più bello per fare le foto, ovviamente in cima a una delle salite più ripide che avevamo fatto finora. Ovviamente, temerarie, siamo andate e dopo qualche scivolone siamo arrivate in pratica dentro ad un buco nella montagna.

Improvvisando come delle matte, siamo passate dentro al buco (da non fare se si soffre di claustrofobia) e ci siamo accorte di essere finite sulla parete di una montagna, da cui partiva la ferrata, ovviamente noi senza attrezzatura, ma ci siamo trovate a godere di una vista davvero, davvero, davvero spettacolare. Non so se mi tremavano le gambe per la paura di cadere o per l’emozione. Ovviamente da non fare, un’attrezzaturina ci vuole!

Finita la pazzia siamo scese, anche un po’ in scivolata perchè il percorso che ci aveva portato lassù era pieno di ciottoli e di quella terrina che abbiamo capito essere terribile! Abbiamo continuato il percorso intorno alle Tre Cime fino al Rifugio Locatelli, dopo abbiamo fatto un’altra soste. Il Rifugio Locatelli si trova proprio di fronte alle tre cime. Poi siamo andate ancora avanti, abbiamo socializzato con qualche mucca e ci siamo fermati a mangiare due panini che ci eravamo comprate prima di partire.

Il tempo stava peggiorando e a noi ci mancava ancora più di un’ora e tante salite per terminare il percorso. Abbiamo incontrato dei piccoli laghetti alpini ai piedi delle Tre Cime.

Stava diventando davvero dura salire, aveva iniziato a piovere e il vento era molto forte. Il terreno era diventato super scivoloso ma ce l’abbiamo fatta, l’abbiamo scampata indenni!

Abbiamo ripreso la macchina e siamo scese verso l’Hotel. Ci siamo godute un ottimo aperitivo e un’ottima cena e ovviamente poco dopo le 22:00 già dormivamo.

Il giorno dopo di nuovo sveglia presto, di nuovo super colazione e via siamo tornate verso il Lago di Braies, con l’intenzione di noleggiare la barca per fare il giro e poi lanciarci verso un’escursione verso la Croda del Becco. Stavolta eravamo preparate e siamo riuscite a salire in macchina, abbiamo parcheggiato e siamo andate subito a noleggiare la barchetta. Primo problema, nessuna delle due sapeva guidare questa barca, appena partite abbiamo sbattuto in quelle ancora parcheggiate. Dopo qualche risata e un po’ di pazienza siamo entrate nel meccanismo e siamo arrivate a metà lago (non ci siamo spinte verso la sponda opposta per paura non saper tornare indietro in tempo). Al mattino presto i colori sono ancora diversi ed è uno spettacolo vero.

Non vi dico per tornare e parcheggiare la barca, fortuna che c’era la tipa a guidarmi! È stato davvero molto divertente. Finita questa avventura ne partiva un’altra. Eravamo decise di arrivare fin sulla Croda. Le prime salite ci spezzavano davvero il fiato perchè ripidissime, il tempo di percorrenza totale è di 7 ore, sono circa 14km e il dislivello 1400 metri. Dopo diversi accidenti nei confronti della scelta fatta, dopo una piccola ferrata (fattibile anche senza attrezzatura), dopo diverse sgommate, dopo diverse sudate, siamo arrivate in cima al Rifugio Biella.

Da lì mancava davvero poco per arrivare in cima alla Croda ma il tempo stava peggiorando moltissimo e ci spaventava l’idea di dover scendere in quella condizione. Perciò abbiamo deciso di tornare giù, i piedi e le caviglie chiedevano pietà, ma abbiamo capito che doveva scendere a corsa per scivolare e durare meno fatica (così si dice).

Fortuna che siamo scese perchè di lì a poco si è scatenata una bufera! Era l’ora di tornare in hotel e rilassarci un po’ prima di un’altra deliziosa cena.

Il giorno abbiamo a malincuore lasciato l’hotel e abbiamo fatto un giro a San Candido. Già c’ero stata io in inverno ma è un paesino molto molto carino.

Ci siamo fermate per comprare qualcosina da portare a casa e soprattutto per fermarci da Tito, un negozio di specialità trentine, già la prima volta in cui ero stato avevo comprato dell’ottimo speck e degli ottimi formaggi. Ve lo consiglio vivamente, anche per la simpatia e la cortesia dello staff!

Beh, che dire, 4 giorni intensi, faticosi per le ore e ore di camminate ma rilassanti. L’aria di montagna ti rimette a nuovo, i paesaggi ti riempiono gli occhi. Sicuramente tornerò, i percorsi sono tantissimi e mi piacerebbe vedere sempre nuovi scorci. Quindi, Trentino, è solo un arrivederci!

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